In fondo perché no, dopotutto ieri il neosegretario del PdL ha confermato che nel 2013 gli italiani avranno ancora la possibilità di votare l'uomo del bunga bunga. Sì, però l'Italia è la famosa repubblica delle banane che non dovrebbe fare testo. In Francia non risultano tg minzoliniani pronti a negare l'evidenza e a ritagliare un santino intorno a DSK. Ma forse manca pure quel moralismo bacchettone che mi pervade in questo momento, mentre penso che sì, forse il direttore del del FMI non ha fatto nulla di penalmente rilevante, forse è vittima di un complotto, ma non mi piacerebbe ugualmente essere governato da un uomo come lui. È un pregiudizio? Un uomo che confessa ai suoi collaboratori più stretti di temere macchinazioni nei suoi confronti, e poi nella suite di un albergo paga la prima sconosciuta che trova? L'uomo responsabile di decisioni su scala planetaria appare, come minimo, poco avveduto: incapace di mettere a freno pulsioni che alla sua età dovrebbe essersi lasciato alle spalle. Ma sono pur sempre pulsioni maschili, nelle quali riconosco (elevate alla massima potenza) le stesse mie, e in parte alla base della mia riprovazione morale potrebbe esserci semplicemente questo.
Se io trovo ancora osceno un mondo in cui un uomo ricco è libero di sbattersi un'inserviente per una cifra ridicola, è per un'antica educazione egalitaria o semplicemente perché il mio gradino sulla scala sociale è rimasto troppo vicino a quello dell'inserviente, troppo remoto da quello di DSK? In una parola: non è la mia semplice invidia? Sì, può darsi, tra l'altro è uno dei carburanti della società. È anche la misura della mia distanza da quei potenti che probabilmente non si rendono nemmeno conto della differenza tra sesso consensuale, prostituzione o stupro: visto dalle altezze dei loro superattici il confine morale che alcuni di noi inservienti mettono ancora intorno ai loro genitali deve sembrare uno steccatino ridicolo – come quel Berlusconi che qualche anno fa disse solennemente “non ho mai pagato una donna” e probabilmente era una frase sincera, da parte di un uomo che non va in giro col portafogli in tasca e probabilmente da trent'anni non ha mai nemmeno fisicamente pagato un caffè. Ecco, forse mi sbaglio anche su DSK, forse quella notte non era in preda a nessuna incontrollabile pulsione, forse dopo l'idromassaggio ha chiesto alla donna delle pulizie una fellatio o una sodomia con lo stesso riflesso stanco con cui io posso chiedere a un cameriere un caffè dopo la pizza. Dobbiamo fargliene una colpa? Non merita come Bill Clinton di essere giudicato non per le sue distrazioni occasionali, ma per quello che fa nel suo mestiere di banchiere mondiale, oggi, e magari tra un anno di presidente? E se il prezzo da pagare per avere un buon professionista in un ruolo di assoluta responsabilità è qualche inserviente coi graffi ogni tanto, non varrebbe comunque la pena?
Non lo so. Meglio così, visto che la decisione spetta ai francesi. Ho invidiato loro molti candidati in questi anni: Jospin, la Royal, perfino il vecchio Chirac mi pareva, con tutti i suoi processi sospesi, più rispettabile di qualsiasi rappresentante della destra italiana. Invece non invidio Dominique Strauss-Kahn, che forse ha soprattutto il torto di esibire ai riflettori quello che sapevamo già, ma preferivamo borbottare nei nostri cinici dopocena: in questo mondo libero i ricchi sono liberi di sbattersi i poveri, i poveri sono liberi di chiedere la mancia. Ma senza esagerare, senza tirare troppo la corda, come probabilmente ha fatto Ophelia. http://leonardo.blogspot.com