Leonardo

Esami di Stato: risposte giuste, domande sbagliate

di L.Tondelli | tutti gli articoli dell'autore
Lunedì scorso tutti gli studenti di terza media (bisognerebbe dire: secondaria di primo grado) hanno svolto, in due ore, la Prova Nazionale Invalsi di matematica e italiano. Martedì ho scritto una lunga recensione della prima parte della prova di italiano, cercando di spiegare perché molti dei quesiti (non necessariamente difficili) sono, a mio parere, mal posti. Non mi aspettavo di ottenere tanta attenzione, ma ne sono contento: dopotutto non c'è in Italia un esame più condiviso di questo (gli alunni che cinque anni dopo arrivano alla Maturità sono parecchi in meno).

 

Nel frattempo, come ha prontamente notato Mila Spicola ieri, abbiamo scoperto un altro pasticcio dell'Invalsi: le griglie di correzione fornite dal Ministero erano sbagliate. Si tratta di un errore rimediabile, non di un disastro: la maggior parte del lavoro di correzione svolto dagli insegnanti nel pomeriggio di lunedì è salvo. Rimane un'impressione di assoluta improvvisazione, che il primo anno era spiegabile: ma siamo al quarto, e continuano a succedere guai del genere. Probabilmente all'Invalsi hanno gli stessi problemi che abbiamo noi insegnanti nelle scuole: scarso organico, scarsa motivazione, direttive non chiare.

 

Un ultimo appunto, prima di ricominciare con la recensione: il programma che calcolava i punteggi è un file di Excel che funziona soltanto sulle versioni più aggiornate di Microsoft Office. Ora, non è scritto da nessuna parte che una scuola debba essere dotata dell'ultima versione di un prodotto come Microsoft Office, soprattutto da quando sono in circolazione pacchetti software che fanno più o meno le stesse cose e sono gratuiti. Stiamo parlando delle stesse scuole che fanno fatica a trovare risorse per acquistare la famosa carta igienica: un po' di economia si potrebbe anche cominciare a fare da qui.

 

Testo argomentativo-espositivo: La pubblicità mi piace, ma non se è obbligatoria

 

Dopo un brano letterario impegnativo come quello di Vittorini, forse per riequilibrare, all'Invalsi hanno scelto di inserire come testo “argomentativo” un breve fondo del buon Piero Ottone, con contenuti deliberatamente semplici, ai limiti della banalità. L'anno scorso la situazione era inversa: il testo letterario era una cosa minimale di un autore contemporaneo (Francesco Piccolo), il testo argomentativo un brano di divulgazione scientifica non semplicissimo. Viene il sospetto che siano state recepite le critiche del professor Giorgio Israel, già collaboratore della Gelmini, che qualche mese fa si domandava se la prova Invalsi non costituisse un affronto alla missione fondamentale del docente di Italiano, che è (almeno secondo Israel), l'insegnamento della letteratura italiana (“Un insegnante della secondaria superiore dovrebbe smettere di insegnare la letteratura italiana, per insegnare a leggere le istruzioni di un piano di evacuazione della scuola in caso di calamità naturale”?). Ecco: quest'anno abbiamo avuto la Letteratura con la L maiuscola: Vittorini, un Classico del Novecento; e in luogo di un testo tecnico o scientifico, il riadattamento di un editoriale che, non me ne voglia Ottone, finisce per somigliare a un 'temino', quel genere letterario che esiste soltanto nella scuola italiana e sulle pagine di alcuni quotidiani. Niente divulgazione scientifica, niente piani di evacuazione (che pure gli studenti italiani dovrebbero imparare a leggere, prima o dopo Vittorini); qui c'è solo un giornalista (non un esperto) che dice cosa pensa della pubblicità. Indovinate un po': gli piace.

 

“Sono sempre stato un sostenitore della pubblicità, e non solo per il beneficio che ne traggono i gruppi editoriali, compreso quello al quale appartengo.”

 

Mettiamo in chiaro una cosa: io francamente non credo, come ha scritto qualcuno, che l'“Invalsi sostenga il capitalismo americano. Però magari un testo meno apologetico della pubblicità, nel momento in cui ci governa un signore che ha fatto tanti soldi con le televisioni private e i giornali, si poteva trovare. Noi insegnanti veniamo accusati di fare propaganda a scuola, anzi, di “inculcare” gli studenti, per molto meno. Con tutti gli editoriali di prestigiosi opinionisti sulle mezze stagioni o sulle auto in divieto di sosta, sono andati a pescare proprio questo? Ma ditelo, che avete proprio voglia di litigare.

 

Veniamo alle domande.

 

B3. Perché l’autore afferma che la pubblicità «è l’ossigeno del capitalismo»
(righe 3-4)?
A. Stimola i consumatori a fare maggiori acquisti 
B. È molto costosa e ha bisogno di grandi capitali
C. Esiste solo nei paesi capitalisti
D. Caratterizza la società moderna

 

Credo che sia facile, per un adulto con una cultura generale non troppo limitata, rispondere “A”. L'idea che il consumo di beni non indispensabili (quelli reclamizzati dalla pubblicità) sia l'ossigeno del capitalismo è una delle idées reçues della società contemporanea (basti pensare a George Bush che l'11 settembre chiede ai consumatori di non aver paura e continuare a consumare: il consumo come baluardo contro il terrore). Il quattordicenne però non è esattamente un contemporaneo: vive in una specie di bolla, non ha molta dimestichezza coi quotidiani, quando Bush fece quel discorso aveva quattro anni. Non è che non sappia cos'è il capitalismo (in terza dovrebbe averlo studiato), però questa metafora così abusata, consumo=ossigeno, probabilmente non la conosce, non ci ha ancora riflettuto su. Non è stupido, ha imparato tante altre cose, Pitagora e il Risorgimento, ma questo luogo comune per cui facendo shopping dai fiato all'economia non l'ha ancora necessariamente introiettato. Allora va a vedere alle righe 3,4, come gli è stato suggerito di fare. E alle righe 3 e 4 c'è scritto:

 

“La pubblicità è elemento essenziale della società moderna, è l’ossigeno del capitalismo. E contribuisce a ravvivare le nostre città, la nostra esistenza”.

 

Avete letto? “Elemento essenziale della società moderna”. Quindi la risposta corretta dovrebbe essere la D. Io, almeno, guardando le righe 3 e 4, avrei almeno messo la D. E mi sarei sbagliato. Secondo l'Invalsi la risposta giusta è la A. Nel testo non c'è scritto; ci devo arrivare con un ragionamento; il ragionamento devo averlo fatto per i fatti miei, o in classe, con un insegnante che mi abbia spiegato bene cos'è il capitalismo e perché funziona col consumo. Insomma: questa non è una comprensione; questo è il test su una lezione di capitalismo e consumismo che si presume che l'insegnante debba aver fatto, anche se non è scritto da nessuna parte: così come non è scritto da nessuna parte che la scuola debba pagare per aggiornare un costoso pacchetto software. Il capitalismo funziona così, inculchiamoci di conseguenza.

 

B4. A che momento del passato si riferisce l’autore con l’espressione “fino all’altro ieri” (riga 5)?

A. Ad alcuni giorni prima

B. A quando esisteva ancora l’URSS

C. A quando Times Square era il cuore di New York

D. A prima che la pubblicità diventasse una componente determinante della società

 

Qui non è in discussione la facilità della domanda. È giusto che un ragazzo di terza sappia che cos'è l'“Unione Sovietica”, e che “URSS” (termine che non compare nel testo) ne sia un sinonimo. Però anche questa non è una domanda di comprensione: fa riferimento a una serie di nozioni (il crollo del Muro di Berlino, lo stile di vita nei Paesi del patto di Varsavia) che sono state affrontate, forse, in Storia negli ultimi mesi (o in geografia al secondo anno). Fa quasi sorridere questa insistenza su una nazione, l'URSS, che ha cessato di esistere prima che i nostri quattordicenni nascessero. Se la conoscono un po', è probabilmente perché la scuola non ha ancora cambiato le cartine geografiche alle pareti (e certo, è molto più importante aggiornare il pacchetto di Microsoft Office... va bene, va bene, adesso la pianto).

 

B5. Che cosa ha convinto il New York Times a pubblicare annunci a pagamento in prima pagina?

A. L’esigenza dell’editore di aumentare i guadagni

B. Il desiderio di migliorare e rinnovare il quotidiano

C. La necessità di vincere la concorrenza

D. La volontà di compiacere gli inserzionisti

 

Ottone non lo scrive. Fa solo riferimento a una non meglio precisata “crisi in atto”. Un adulto ci mette poco a capire che si tratta di una crisi economica, e che quindi la risposta giusta è la A. Però, anche stavolta, la risposta giusta è più nel Contesto che nel Testo. Ovvero: non è la domanda adatta se si vuole testare la competenza di comprensione del testo. Ma ormai è chiaro che all'Invalsi questa competenza non è che interessi più di tanto (interessa più ricordare che la pubblicità è piacevole e che l'Unione Sovietica era un luogo triste?)

 

B6. La decisione presa dal New York Times di pubblicare annunci in prima pagina viene definita “saggia” perché, secondo l’autore, in questo modo

A. il giornale ha dimostrato di essere il miglior quotidiano del mondo

B. è più facile per i lettori trovare gli annunci economici

C. si aumenta il numero di pagine dedicate alla pubblicità

D. la prima pagina del giornale risulta più vivace e attraente

 

Qui invece la risposta giusta (D) si trovava proprio nel testo; il problema se mai è che la risposta è un po' ridicola. Io posso capire che Times Square sia più bella grazie ai pannelli pubblicitari (in effetti non resterebbe che un incrocio di palazzoni); ma sul serio Piero Ottone pensa che la prima pagina del New York Times sia diventata più “attraente” grazie alle inserzioni? Boh, sarà, non sono un lettore abituale del NYT. Però questa idea che la pubblicità renda più “attraenti” i quotidiani mi sembra molto discutibile. Sì, ma l'esame non è il luogo per una discussione; l'esame è il luogo dove a tutti gli studenti d'Italia è chiesto di crocettare la risposta D: la pubblicità rende le prime pagine “più vivaci” e “attraenti”: in futuro si potrebbe chiedere ai candidati di scrivere un poemetto sugli inserzionisti pubblicitari, ossigeno della nostra civiltà.

 

B8. Nel testo alla riga 15 si legge: «Ma gli elogi della pubblicità preludono a una critica». Che cosa significa “preludono”?

A. Seguono

B. Presentano

C. Preannunciano

D. Deludono

 

Significa “preannunciano”. Il problema è che né “preannunciano” né “preludono” hanno molto senso in questo testo (forse ne avevano nell'originale, che è stato riadattato). Per preludere a qualcosa bisogna, appunto, averla preannunciata nella prima parte del testo. Ma nella prima parte del testo non c'è nessun embrione di critica all'istituzione della pubblicità. Se un ragazzo di terza mi avesse scritto una cosa del genere in un tema, glielo avrei segnato come errore di lessico, la classica ingenuità del ragazzo estroso che vuole strafare e usa termini ricercati senza conoscerli bene. Insomma, anche qui, la risposta non è così difficile; peccato che la domanda sia sbagliata.

 

B13. Che cosa rende la pubblicità in tv fastidiosa? Indica quali tra le seguenti argomentazioni sono effettivamente utilizzate nel testo dall’autore e quali no

- Lo spettatore è costretto a sottostare a decisioni non sue

- La pubblicità in tv è raramente di buon gusto, spesso è sgradevole

- La pubblicità interrompe arbitrariamente i programmi che si stanno seguendo

- È sgradevole vedere accostati messaggi pubblicitari alla notizia di eventi drammatici

 

A questo punto, forse anche perché cominciava a esser tardi, ma io credevo di sognare. Secondo l'Invalsi tutte queste argomentazioni sono state usate (non "utilizzate": altra ingenuità lessicale), tranne la seconda: cioè, Ottone in questo testo non direbbe mai che “La pubblicità in tv è raramente di buon gusto, spesso è sgradevole”. Eppure scrive che “è imperiosa e invasiva”. Eppure descrive il fastidio causatogli dal “passaggio repentino da una notizia tragica a una pubblicità frivola”, che definisce “irriverente”. “Come si può tollerare che il resoconto di una strage sia interrotto dall'elogio di un lassativo?” Qui siamo veramente dalle parti del lapsus. Ottone non ama la pubblicità televisiva, trova sgradevoli e di cattivo gusto i lassativi in prima serata dopo il tg, ma all'Invalsi non l'hanno capito. I quattordicenni che invece potrebbero averlo capito rischiano di prendersi un voto in meno: questa è la nostra “valutazione oggettiva”. Andiamo avanti.

 

I quesiti di grammatica

 

Mi sembrano fatti con maggior criterio. Sento alcuni borbottare sul fatto che una pagina intera sia dedicata a una regola ovvia come quella dell'apostrofo su “un”: come se non fosse uno degli errori che troviamo più spesso su internet e sui quotidiani... Un appunto un po' tecnico sul C4: si dà per scontato un metodo di scomposizione della frase complessa (con riquadri uniti da linee orizzontali per la coordinazione, verticali per la subordinazione) che non è affatto scontato. Da insegnante, noto sempre di più come i ragazzi tendano a non leggere le istruzioni degli esercizi, e a seguire il loro intuito (abituati come sono a strumenti sempre più intuitivi: computer, cellulari, consolle). Anche all'Invalsi devono aver pensato che ormai le istruzioni non le legge più nessuno, e tanto vale offrire allo studente uno schema intuitivo. Sì, probabilmente così è più facile. Però anche in questo caso quello che si perde è l'aspetto della comprensione del testo.

 

Per concludere

Chi ha scritto questi appunti è un insegnante di scuola media che non rifiuta, a priori, la prova nazionale; però vorrebbe che fosse fatta bene, e che verificasse soprattutto la competenza di comprensione del testo (non nozioni sul Ginnasio-Liceo o sull'Unione Sovietica). Spero che le mie critiche, ancorché un po' esasperate (dopo quattro anni) siano interpretate in senso costruttivo.

Un'ultima cosa: anche chi non condividesse nessuna delle mie critiche, anche chi fosse convinto della bontà di questa prova, è invitato a non prendere troppo sul serio i risultati nazionali, quando arriveranno. Ancora più dei cattivi quesiti, a pesare sul risultato finale è la cattiva organizzazione della correzione. Non si tratta solo del pasticcio con le griglie (che comunque va messo in conto); tutte le risposte degli alunni sono state infatti ricopiate dagli insegnanti (stanchi e poco motivati) su una griglia cartacea e su una griglia elettronica, con tutti gli errori di trascrizione che chi abbia mai fatto un lavoro così meccanico non dovrebbe stentare a immaginare. È facile pensare che in molte scuole le due ricopiature non siano state simultanee: ovvero, prima gli insegnanti hanno inserito i dati nel cartaceo (commettendo una certa dose di errori), poi hanno ricopiato i dati dal cartaceo all'elettronico (riproducendo i vecchi errori e aggiungendone di nuovi). Come ho scritto altre volte, si tratta di uno spreco di risorse umane inefficiente e umiliante per chi vi è sottoposto: in altri Paesi, teoricamente meno sviluppati del nostro, le scuole sono dotate da anni da scanner in grado di correggere in pochi istanti test come questo, risparmiando tempo e – nei Paesi dove il tempo degli insegnanti ha un costo – denaro. Grazie per l'attenzione. http://leonardo.blogspot.com

22 giugno 2011