Prendiamo i video. Sabato sono stati diffusi alcuni spezzoni di questi videomessaggi che sarebbero stati trovati nel computer personale di Bin Laden. Almeno così dicono gli americani. Stampa e tv hanno ripreso le immagini, senza porsi nemmeno la domanda più banale: se Bin Laden aveva realizzato nuovi video, perché non li diffondeva? Cosa stava aspettando?
La storia dei videomessaggi di Bin Laden è molto curiosa. Quando il primo viene diffuso, il 15 settembre del 2001, le ceneri del World Trade Center sono ancora calde. Dalle rocce sullo sfondo gli esperti deducono che Osama si trova in Afganistan, e parla come un comandante in prima linea. Tra settembre e dicembre 2001 verranno divulgati altri tre messaggi, con cadenza più o meno mensile. Poi un lungo silenzio, interrotto nell'ottobre del 2004 da un videomessaggio recapitato ad Al Jazeera, in cui Bin Laden, rivolgendosi agli americani, ammette per la prima volta le sue responsabilità sull'11 settembre, proprio a un mese dalle elezioni che avrebbero riconfermato Bush alla Casa Bianca. A quei tempi qualcuno fu così malizioso da notare la coincidenza.
Dopo un ulteriore anno di silenzio, Bin Laden si rifà sentire più volte nel 2006, ma senza più metterci la faccia. Circostanza che fece insospettire parecchi: se Bin Laden era vivo e abbastanza operativo per incidere messaggi, perché non si faceva più riprendere in volto? Forse non voleva mostrare un fisico indebolito dalla guerriglia e dalla fuga. Oppure era morto, e i messaggi audio erano opera di imitatori, se non vecchi nastri rimessi in circolazione: nel 2006 ormai lo sospettavano in molti, anche tra i sostenitori di Bush.
A questo punto, però, Bin Laden sorprende ancora il mondo, facendosi rivedere nel 2007 con un videomessaggio molto controverso. Non è soltanto per il colore della barba, più nera che sette anni prima, come a voler fugare qualsiasi sospetto sul proprio decadimento fisico. Il fatto è che Osama appare vestito esattamente come nel messaggio del 2004 (anche l'inquadratura sembra identica). È vero che dice cose nuove (per la prima volta parla di riscaldamento globale, nomina Gordon Brown e Nicolas Sarkozy), ma... non muove le labbra. In effetti, il videomessaggio si blocca dopo due minuti; la voce continua a parlare, ma l'immagine rimane statica e torna ad animarsi solo al dodicesimo minuto (per bloccarsi di nuovo dopo un altro minuto e mezzo). I riferimenti all'attualità e ai nuovi governanti di Francia e Regno Unito sono tutti compresi in quei dieci minuti in cui l'audio funziona e il video no. Difficile non pensare a una manipolazione. Eppure, già allora, i giornalisti cominciavano ad apparire meno interessati alle speculazioni sull'autenticità dei video. Il personaggio ormai ispirava una certa stanchezza, e forse il vero motivo per cui abbiamo tutti accolto con tanta prontezza l'annuncio della sua morte è proprio questo: di lui e dei suoi messaggi non ne potevamo più.
Abbiamo una gran voglia di cambiare pagina, sia in Medio Oriente sia altrove, e questo Barack Obama lo ha capito. Forse tra qualche tempo divulgherà la versione integrale dei nuovi videomessaggi, e capiremo come mai lo sceicco del terrore preferiva tenerli per sé invece che divulgarli. Forse era un perfezionista. Oppure c'è un'altra ragione, anche più banale.
Ma potrebbe anche darsi che non ci sia. Certe volte dovremmo semplicemente ammetterlo: non sapremo mai come sono andate veramente le cose. Nessuno ci fornirà mai abbastanza elementi per ricostruire i fatti. Però questo non significa che dobbiamo per forza accettare la versione di Obama, che incidentalmente è anche la versione del più forte. Possiamo, semplicemente, andare avanti coi nostri dubbi, senza pretendere di saperla lunga. Sappiamo solo di non sapere, che non è molto; però è già tantissimo.
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