Leonardo

Perché Ferrara in tv è diventato così noioso?

di L. Tondelli | tutti gli articoli dell'autore

Lo ammetto: fino a qualche settimana fa ero abbastanza contento che Ferrara ritornasse in Rai. Non mi aspettavo certo che riutilizzasse i vecchi arnesi di scena di Radio Londra per fare del buon approfondimento, ma speravo finalmente un po’ di spettacolo, un po’ di scintille, che il buon Minzolini, per quanto fazioso, in questi mesi ci ha fatto mancare. E invece…


Lasciamo perdere i dati Auditel.
 Non credo che nessuno né in Rai né al Foglio si aspettasse di assorbire tutta l’audience del tg e di traghettarla placidamente fino ad Affari Tuoi. Certo, è sconfortante vedere quanti decidono di cambiare canale proprio quando comincia Ferrara e di tornare sull’Uno proprio quando se ne va – però qui la notizia dove sarebbe? Ferrara non è più il divo dell’infotainment televisivo che fu a cavallo tra anni ’80 e ’90. Tanto più che il format scelto per il ritorno è forse il meno eccitante della sua carriera:Radio Londra consisteva e consiste in un sermone di cinque-otto minuti. Certo, quegli otto minuti erano più che sufficienti alla redazione del Fatto di Enzo Biagi per confezionare un approfondimento di qualità, con interviste incrociate a fonti autorevoli e tabelle coi riferimenti ai dati statistici; tanto che all’anziano giornalista non restava che chiudere la striscia con una battuta finale. Sono passati più di dieci anni e Ferrara è ancora lì che usa la tv come pulpito per la predica: di grazia se ogni tanto fa partire un filmato o ci mostra una foto sgranata. Insomma, lo spettacolo si riduce a lui. Da questo punto di vista poi Ferrara non tradirebbe, pochi in Italia sanno stare in video come lui: l’animale televisivo c’è ancora, il tempo non lo ha affatto appannato, anzi: rughe e tartaro lo hanno reso se possibile ancora più monstrum, ancora più fotogenico. Ma nemmeno Gabriel Garko in tutto il suo splendore riuscirebbe a fare da ponte tra Minzolini e il gioco dei pacchi, se il suo format fosse “cinque minuti di come la penso”. Insomma, era prevedibile e previsto che Ferrara perdesse il derby con Striscia.

Meno prevedibile era che deludesse il suo pubblico più affezionato
, ovvero i tignosi di sinistra come me. Noi che leggevamo il Foglio per il gusto di farci andare la bile di traverso, noi che dopo l’undici settembre non ci perdevamo più una puntata di Diario di Guerra e poi di Otto e Mezzo... In seguito lo abbiamo un po’ perso di vista, ma pensavamo che l’elefante non avesse perso le zanne. Sapeva sempre farci incazzare al momento giusto, e noi di incazzarci abbiamo un evidente bisogno. Ora, in una fase così critica della Storia della repubblica, il suo ritorno alla Rai partiva con i migliori auspici: poche settimane prima Ferrara aveva promosso una manifestazione in mutande contro il perbenismo della sinistra. Altro che melassa minzoliniana: intellettuali di destra in mutande, questo era pane per i nostri denti. Quando però Radio Londra ha ripreso le trasmissioni, è stata delusione fin dalla prima serata. I reattori di Fukushima minacciavano di fondersi, e lui disse che col nucleare ci voleva attenzione. Tutto qui? Tutto qui.

Non è che in seguito non abbia dato qualche zampata.
 Il giorno dopo ebbe la meravigliosa faccia tosta di sostenere che era stato Berlusconi a vendere ai giornali le foto in cui passeggia in un giardino con cinque ragazze: proprio quelle foto sgranate per le quali Berlusconi aveva denunciato il fotografo Zappadu. Qualche giorno fa, attaccandosi a un refuso di stampa, ha accusato D’Alema di aver desiderato per l’Italia altri trenta milioni di stranieri, l’equivalente di un paio di serie invasioni barbariche. Ecco, lo spunto c’era, ma lui stesso era così poco convinto di quello che stava dicendo… Del resto, sono trovate da Giuliano Ferrara, queste? Non sono piuttosto trucchi da baraccone, roba da Feltri o da Sallusti? Però almeno sono divertenti, fanno alzare un sopracciglio. Più spesso Ferrara ci fa cascare le palpebre, specie quando se la prende coi giudici, una battaglia che oltre l’entourage berlusconiano non riesce davvero ad appassionare nessuno.  (Certo, per tremila euro a serata - quasi seicento euro al minuto - potrebbe anche impegnarsi di più).

Il peggio è quando cerca di riuscire rassicurante:
 e allora va tutto bene, madama la marchesa, la nostra strategia con Gheddafi (qualunque sia, ne abbiamo cambiate due o tre) è la più ragionevole, nessuna guerra è umanitaria (specie se la fanno i francesi per fregarci le commesse) noi italiani siamo brava gente e stiamo gestendo l’emergenza profughi nel modo migliore, bravo Berlusconi ma bravo anche Napolitano. L’errore forse sta qui. Ferrara ha preso sul serio il pulpito che gli hanno dato in prima serata sul primo canale: sa di non avere i numeri per reggere una sfida Auditel, ma vorrebbe comunque costruirsi un nuovo personaggio ragionevole, rassicurante, lontano dagli eccessi della gioventù, non super partes ma nemmeno troppo fazioso, il nuovo Vespa quando quello vecchio andrà in pensione (o prenderà gusto a presentare i varietà, e perché no dopotutto). Non è un calcolo sbagliato, specie alla sua età. Dopo tutto è da quando ha fondato il Foglio che Ferrara cerca di accreditarsi come intellettuale di riferimento per una destra moderna, liberale, berlusconiana ma con stile.

Il problema – sempre quello – è che questa destra non è quasi mai esistita: 
che i berlusconiani in tutti questi anni non sono mai passati dal Giornale al Foglio, ma piuttosto dal Sole 24 Ore a Libero; che malgrado le sbandate neocon e clericali, il Foglio a destra se lo sono sempre filati in ben pochi, così come sono ben pochi gli spettatori di destra che restano sull’Uno per guardarsi Radio Londra. Chi ha continuato per tutti questi anni a credere nell’Elefantone, a sopportare il lessico polveroso dei suoi editoriali e a guardarsi Otto e Mezzo, siamo noi autolesionisti di sinistra. Ma anche noi, di un cardinale ragionevole che elogia il governo senza mai attaccare l’opposizione non sappiamo che farcene. Noi vorremmo il vecchio matto bilioso e fazioso, che rovista nella spazzatura e organizza duelli tra Sgarbi e D’Agostino.

Noi non ci siamo dimenticati il vero fenomeno-Ferrara, quello che nasce facendo tv innovativa su Rai3, poi passa a Rai2, comincia a sentirsi oppresso dall'egemonia di sinistra e s'incanaglisce, gira spot in cui rovista tra la spazzatura, conduce talk-show sul sesso, fa spettacolo del sé stesso panzone. Per noi il vero Ferrara resta quello. Non ci interessa che nel frattempo sia diventato un intellettuale, che abbia scritto libri (ma ne ha scritti? Lascerà qualcosa di culturalmente rilevante, Ferrara?) Nel bene e nel male F. è una creatura televisiva, non berlusconiana, ma guglielmiana (ma quanto ci ha dato la rai di Guglielmi, in termini di immaginario popolare, da Chi l'ha visto a Quelli che il calcio?)

I meno giovani si ricorderanno lo sbigottimento di Benigni
in uno sketch del '94: "Berlusconi presidente? E magari Ferrara ministro?" La sorpresa di Benigni era quella di tutti noi, maggiore di quella che abbiamo provato quindici anni dopo, ormai assuefatti, di fronte a una Carfagna ministro: la strada alla Carfagna in effetti l'ha spianata lui, prima creatura televisiva a ottenere la responsabilità di un dicastero. Una volta caduto il primo governo Berlusconi ebbe tutto l'agio e lo spazio per improvvisarsi intellettuale. Non c'è niente di male in tutto questo. Magari c'è qualcosa di male in noi, che ci siamo cascati. Ferrara maître à penser, Ferrara teorico del centrodestra, Ferrara intellettuale di riferimento... Ferrara è e dovrebbe rimanere un meraviglioso basso da operetta televisiva, uno che riempie il video senza bisogno di trucco e parrucco. Alla Rai dovrebbe dare spettacolo, fare incazzare noi, che siamo il suo vero pubblico: non i berlusconiani. Loro a quell'ora hanno Striscia. http://leonardo.blogspot.com

 

3 aprile 2011